Clessidra di stronzi
Negli anni Venti del secolo scorso l’Italia versava in condizioni politiche prossime all’indecenza. Un personaggio nato dalle mie parti arriva e porta l’intero paese a non doversi preoccupare piu’ di niente, che ci pensa lui. Una decisa semplificazione rispetto al bizantinismo esasperato che ha preceduto quella svolta.
E per due decadi non si parla piu’ di elezioni.
La guerra pone fine alla faccenda. Piu’ o meno una netta maggioranza di connazionali che ha sostenuto il regime fino al suo crollo, con la consueta italica nonchalance gli volta le spalle nell’arco di una notte, aggregandosi come se niente fosse alla minoranza che invece lo combatteva.
La storia porta gli Stati Uniti a entrare dalla Sicilia, siglando un poco pubblico accordo con la mafia vessata dal fascismo. Liberano la possibilita’ che la nazione possa diventare una parte molto importante nella da li’ a poco nascente Cortina di Ferro. Diciamo un buon mattone in quel muro. Naturalmente gli americani hanno anche liberato il popolo consumato dalla guerra e da tutto quel battere le mani in piazza Venezia. Non era solo questione di barrette di cioccolata o di sigarette dai nomi esotici.
1948, elezioni.
Corre voce da piu’ di sessant’anni che quell’elezione sia stata pilotata e alterata dall’OSS, l’ente che a breve avrebbe assunto il nome “Central Intelligence Agency”. A dire la verita’ la voce arriva dall’interno di una precisa sezione del Pentagono, ma chi se ne frega. Vince la Democrazia Cristiana.
Con tutti i ma e i se della storia, e’ stata una buona mossa quella di fare vincere la DC, dal punto di vista strategico, dal punto di vista di come sarebbero andate le cose, eccetera. Non ho mai pensato che il Partito Comunista di Togliatti facesse realmente paura, a leggere le cronache di allora. Ma il suo alleato, l’Unione Sovietica, mi risulta non abbia lasciato un gran ricordo in nessuna delle nazioni che ha dominato. Lo stesso concetto e’ stato espresso da Enrico Berlinguer quando ero un ragazzino.
Per altri 45 anni non ci si pensa piu’. Si’ ci saranno altre elezioni politiche – molte – e le vincera’ sempre la stessa fazione. La NATO ci ha messo del suo a imporre protocolli non pubblici ai governi italiani, dove numerose firme sono state apportate a documenti mai resi pubblici fino ai primi anni Novanta.
1989. I regimi del Patto di Varsavia vanno in frantumi, come sempre nei casi di dittatura conclamata, collassati sotto la loro stessa arrogante fallimentare conduzione. Milioni di persone iniziano a scappare dalla Germania Orientale, caricando le loro Trabant di cetriolini sottaceto e voglia di vivere qualcosa di differente. Per un maldestro errore burocratico, il 9 novembre il muro di Berlino inizia a essere fatto a pezzi. Non troppo tempo dopo la bandiera sovietica e’ ammainata dal Cremlino.
Dopo 4 decenni e mezzo di Democrazia Cristiana, viene meno il nemico imprescindibile, quello per cui erano state messe tutte quelle solerti firme alleate ai protocolli NATO. La guerra fredda sfuma e il Partito Comunista si trasforma in qualcosa di differente.
A fare quattro conti, per quasi settant’anni un intero popolo ha sostenuto, volente o nolente, un blocco politico/sociale IMMOBILE. Privo di dinamica, privo della necessita’ di rendere conto davvero a qualcuno. Protetto all’inizio da una dittatura, successivamente da una superpotenza con diritti acquisiti e poca voglia di trattare.
Al di la’ del contesto, gli italiani – che notoriamente non hanno spirito nazionale o patriottico che dire si voglia, a eccezione del campionato mondiale di calcio – non amano il cambiamento, sono talmente abituati alla questua di lamentazione da ufficio postale inefficiente, che ogni minima variazione a questo ecosistema li manda in agitazione.
E allora, in assenza di dittatore risolutivo, in assenza di superpotenza a pretendere uno status quo prestabilito, la maggioranza e’ contenta di affidarsi al primo soggetto che promette un paio di cose a loro irresistibili. La prima e’ un sacchettino di perline colorate; la seconda e’ la promessa che la endemica e penosa assenza sia di senso patriottico sia di onesta’ sia di educazione civica, puo’ essere considerata una virtu’ e non un vizio.
Tutti colpevoli nessuno colpevole.
Nel frattempo alzo le tende emigrando, basandomi sul semplice concetto “qui non cambiera’ mai niente”.
2013. Per la prima volta assisto da lontano alle ennesime elezioni, e leggo con senso di incredulo stordimento una quantita’ impressionante di lamentazioni e piagnistei, per il semplice motivo che un soggetto considerato politicamente finito da tutto il mondo non e’ stato sconfitto. Dimenticando tutte le basi, l’alfabeto minimo della storia, del paese in cui queste cose capitano. E che al di fuori di Cuba, Cina, Corea del Nord e un’altra manciata di luoghi ameni, nessun’altra nazione comprende sul serio.
Se la base nazionale non e’ compatta (e non lo e’ mai stata), se da quasi un secolo il comportamento e’ sempre di tenere le cose le piu’ statiche possibile in attesa di un Salvatore o un Duce qualsiasi, perche’ ci si stupisce che l’Italia non sia progressista (lasciamo stare il concetto di sinistra)? Non lo e’ mai stata, cosa mai dovrebbe essere successo nel frattempo? Un ex primo ministro accusato di duecento reati, piu’ impegnato a scansare i processi e a farsi procurare donne di dubbio stile? Quello e’ il fattore che doveva fare andare l’Italia nelle braccia del progressismo?
La gente puo’ anche essere diversa, o migliore della sua classe politica. Ma se alle elezioni si arriva con quelle compagini, quella gente deve mettere la croce su un simbolo, su una di quelle congregazioni, vecchie, superate, che non hanno la minima intenzione di cambiare. E il popolo, che in maggioranza non e’ mai stata progressista, se trova che l’espressione politica, reale, su carta, del suo modus vivendi, e’ Vladimir Lenin Berlusconi, quello voteranno. Chi mai doveva votare?
Non e’ difficile da comprendere, se hai voglia di realta’.
Se invece si prova di nuovo quel sottile piacere da ufficio postale, allora ci si lamenta a voce piu’ o meno alta del fatto che la gente e’ cogliona, pecora, o tutto il resto del campionario degli insulti inutili. Tutto e’ perduto, la terra ha smesso di girare. E giu’ a ritirare fuori lo spread al bar sport. Mi piacerebbe sapere in quanti sanno cosa sia sul serio. Che me lo spiegassero.
Un paese civile ha senso civico, senso nazionale, e quando vota, valuta idee, programmi, e i partiti li fanno partecipare anche dopo le votazioni. E qualcosa o qualcuno dovrebbe mantenere la compattezza di questo senso nazionale e civico. Dopo che si vota ci si da’ la mano e chi ha vinto lavora, e chi ha perso ammette di avere perso e fa quello che deve fare per contrastare il vincitore (o sostenerlo in casi di interesse comune, non c’e’ scandalo in questo).
E magari puo’ cercare di capire meglio la parte di popolo che non l’ha votato, inclusi i motivi. E cambiare se necessario.
Tutto questo in Italia e’ assente, perche’ e’ difficile da fare e poco comodo. Non c’e’ mai qualcuno che lo fa al posto tuo. Cosi’ rimangono sempre le stesse cariatidi, in modo da permettere il mantenimento delle lamentazioni, degli insulti e dei rincoglioniti che si parlano addosso senza mai ascoltare.
Gli anni vissuti all’estero sono come gli anni dei gatti, contano sei/sette volte di piu’. Due anni da emigrato e fra poco la cosa piu’ recente che ricordero’ sara’ il mondiale di calcio del 1982, l’ultima volta in cui ho sentito spirito nazionale.
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by Simone
Un best-seller in vendita su due negozi online per eBook, Kobo e Kindle. Sorvolando sul prezzo inglese della versione Kobo (5 sterline) contro la stessa versione Kindle (20 pence), verifico il prezzo italiano sui medesimi negozi.
Kindle:

Kobo:

Praticamente stessa cifra sia su Kindle sia su Kobo: dodici euro per un eBook. Contro 5 sterline su Kobo (6 euro) e 20 pence su Kindle (40 centesimi di euro).
by Simone
La Clarks gioca bene in casa [mentre in transferta si butta in area di rigore]
La settimana scorsa ho comprato un paio di scarpe in super saldo dal sito della Clarks.

Oggi (21 gennaio 2013) 1 sterlina equivale a 1,19 euro, quindi ho pagato 24 euro + 5.50 euro per avere le scarpe consegnate il giorno dopo. Diciamo quindi che ho speso 30 euro*.
Anche se questo tipo di servizio è tutt’altro che eccezionale, fanno davvero un buon lavoro. Non solo c’è grande scelta – alcune scarpe hanno una versione più larga, per esempio – ma oltre alla classica consegna a casa, dal sito UK della Clarks si può anche prenotare il ritiro in negozio (con pagamento anticipato o al ritiro) per avere la possibiltà di provare e nel caso cambiare idea.
Dopo aver inviato la foto del nuovo acquisto a un’amica, ho fatto una breve ricerca per capire se e dove lo stesso paio fosse in vendita in Italia.
Prima di tutto il sito italiano della Clarks è semplicemente una vetrina, solo senza prezzi. Al massimo si può carpire il nome delle scarpe che interessano, e con quello cercare altrove.
Con l’aiuto di Google ho trovato delle sorprese.
Primo sito
Sarenza.it – che non avevo mai sentito nominare:

Anche qui ci sono i saldi, infatti le scarpe costano 66 euro.. ! Non mi sembra un grande affare, anche se la consegna è gratuita.
Riproviamo.
Secondo sito
Amazon.it:

In questa schermata le spese di consegna non sono indicate ma, anche se i prezzi sono leggermente più bassi, non c’è nemmeno l’ombra di un buon affare.
Ci rinuncio.
Purtroppo sul sito UK le scarpe non sono più disponibili e non posso paragonare il prezzo di partenza, ma non mi risulta difficile pensare che anche quello sia stato comunque minore di quello in euro.
Qualche anno fa ho comprato, a Milano, un paio di sandali Clarks che mi piacevano tantissimo: così tanto che li ho pagati 80 euro – in saldo.
Non mi sono fatta grandi problemi però, perché pensavo che fosse per via del marchio in generale molto caro. Sono cresciuta infatti con la convizione che le cose più costose fossero anche le più qualitative e ora ho le prove che non è sempre vero.
* arrotondamenti in eccesso
by Silvia
Siamo sicuri che Londra sia cara?
Una delle frasi che ci sentiamo dire più spesso quando torniamo in Italia è: “Certo che Londra è cara..”, spesso detto da chi non ci è mai stato di persona o semplicemente si affida al pensare comune.
Io stessa, prima di viverci, dicevo la stessa cosa.
Ricordo che, quando c’era ancora la Lira, il cambio con la Sterlina era implacabile ma ora le cose sono per lo più differenti.
Per questo motivo abbiamo deciso di scrivere una serie di post – che verranno anche raccolti in una pagina a parte – per fare effettivi confronti di prezzo, usando come esempio tutto quello che incontriamo nella vita quotidiana.
by Silvia
Domenica alla fattoria.
Un posto che ci piace molto frequentare è la Surrey Docks Farm.
A due passi da casa, questa fattoria “cittadina” è un luogo molto apprezzato e frequentato dai residenti del quartiere e non solo.
Gestita in gran parte da volontari, il suo scopo è quello di mettere in contatto le persone – i bambini in particolare – con gli animali, specialmente quelli che si vedono più che altro sugli scaffali dei supermercati.
Ogni tanto vengono organizzate fiere in cui ognuno può portare i propri prodotti fatti a mano – confetture, torte, eccetera – e aiutare, con le vendite, a portare avanti i progetti della fattoria.
Purtroppo c’è stato anche chi è entrato di notte, facendo danni senza trovare soldi (che non vengono conservati all’interno). Un certo tipo di ignoranza è internazionalmente diffusa.
Quella di oggi è stata una giornata particolare perchè il paesaggio è completamente trasformato dalla presenza della neve.
by Silvia
